Caro Diario, qui all’Isola sono le 5 del mattino. Tra le mura del castello c’è un silenzio insolito e la nebbia mattutina è sempre più fitta. Il sole illumina appena l’Argentario. La stanchezza prevale, e attorno a me fatico a cogliere la magia del momento. Il primo autobus del mattino è colmo di ragazzi giovani che tornano a casa; hanno appena concluso la loro serata. Io e Mari salutiamo il nuovo equipaggio, quest’anno c’è una nuova nave che ci fa da casa. Riposiamo sui divanetti blu del bar, ci copriamo bene in modo da non ammalarci. Speriamo che ne valga la pena. Ogni giorno è una scommessa.
Dubbi e pensieri scompaiono quando incrocio lo sguardo meravigliato o strappo un sorriso alle persone del pubblico. Ricordo, tra il sonno e la fatica, il motivo che mi spinge a restare. Ogni giorno che passa ristabilisco connessioni perdute, tra occhi curiosi, risate e complimenti. Un applauso, un coro, una stretta di mano. Una collana di perle, una spada, l’intero mare. Jonathan il gabbiano è sempre con noi. Mi si apre un mondo. Insieme apriamo altri mondi. Sono stanca, arranco, ma sono felice. Mi mancherà tutto questo. Sento che qualcosa è cambiato, e forse non tornerà.
Dal Giglio, chissà tra quanto
Emma

