Ginevra: 31+1. Quell’uno è il bambino nella pancia della mamma, che indossa un bel vestito viola aderente, che le mette in risalto il pancione.
Una nonna è ritornata la nipote, e con il nonno (il signor Adriano, di cui poi parleremo più avanti, perché merita).
Un’ottima replica anche stasera. Un bambino che salta sulla linea tratteggiata apre la via al resto del pubblico per dirigersi in ballatoio. Sento e vedo (dal labiale) persone che canticchiano Vivaldi, in questa transizione, come in quelle successive.
Anche oggi molte persone si propongono per fare i performers. Un ragazzo (un aspirante attore) si alza subito e raggiunge Andrea, sembrava non aspettasse altro. Alla fine dell’esibizione il pubblico applaude sentitamente, qualcuno addirittura si alza in piedi. E poi riparte un applauso mentre i “performers” scendono le scale per accomodarsi in platea.
Durante gli applausi in foyer, alla fine, incrocio lo sguardo di un signore, un padre. Ha la mascherina e gli occhiali da vista. Dietro le lenti i suoi occhi sono umidi, rossi, è commosso. Gli sorrido e mi commuovo anch’io. E ho le lacrime che mi si confondono con il sudore della fronte. E subito mi viene in mente di quando questo succedeva anche l’anno scorso sul traghetto della Maregiglio, gente che a fine spettacolo ti ringrazia così. E se questo è accaduto, e continua ad accadere, vuol dire che c’è qualcosa di magico, di potente e di bellissimo.
Il nonno Adriano, alla fine ci chiede di firmare i nostri nomi su un depliant che ha portato con sé, con la mappa di Venezia. È il nostro primo autografo!
Andrea: Una replica meravigliosa. Partita con entusiasmo e senza mai frenarsi.
Sapevo di aver già visto quella signora che mi sorride, in foyer, ma non riuscivo a capire dove. Come scrive Ginni, era la seconda volta che veniva (da Padova) e stavolta con nipotino e marito! Adriano, il signore, è un vero pirata. Barba bianca ispida, occhi profondi, una collana di legni arrogantissima, camicia bianca di lino sbottonata. Un pirata vero perché ne ha il carattere intraprendente e il cuore generoso! Quando devo scegliere chi portare sul palco lascio che chi vuole si faccia avanti e – un po’ con l’aiuto della signora – riesco a portarci anche lui. Si vedeva che era emozionato e un po’ imbarazzato, così decido di rischiare e di lasciargli il centro della scena, da solo: sarà un dio, una divinità potente quanto bella, e dovrà danzare tutto il suo potere. Alla fine del gioco ride, mi prende in giro, è incredulo. Ha giocato tanto e bene. Qualcuno nel pubblico si alza in piedi ad applaudire, tra l’altro, per una performance indimenticabbbbbbile.
In foyer, Adriano ci stringe la mano, ringrazia. Dice che non se lo poteva immaginare, che è bellissimo vedere così tanta VITALITA’ in teatro e che è commosso.
Ricky: Decisamente una giornata impegnativa. La consapevolezza che tra il pubblico avrei avuto mamma,papà e mia sorella che Va-lentina (ma comunque se la cava) mi aveva messo in un’ottica d’ansia da prestazione. La voglia di dimostrare ai miei che hanno fatto bene a pagarmi l’accademia insomma. Nel pubblico mi bastava guardare ogni tanto gli occhi dei miei per capire che non dovevo preoccuparmi affatto. La menzione speciale va comunque al signore Adriano, personificazione della Gioia. Una grande bella giornata. Siamo super soddisfatti.
Ho concluso con una cenetta romantica da dedicare ai miei genitori in cui ho assaggiato i miei primi folpetti accompagnati da gnocchi. Erano di poche parole, visibilmente commossi (i miei non gli gnocchi). Durante la cena, insieme ad alcuni ratti che girano per i vicoli, una coppia di veneziani che era stata allo spettacolo mi (ci) ringrazia. Che bello vedere che abbiamo portato Venezia a teatro e teatro ai veneziani. Si vola.
