Scrive Ginevra: Oggi vengono a vederci Ele Landi e Moreno Corà.
Sempre più vicini alla fine. Ma come ho già scritto su whatsapp, lo ribadisco, non si molla un cazzo.
Quando facciamo “pere e folpetti” ho il magone e gli occhi lucidi.
Non ho molto da dire sulla replica, che comunque è andata bene: un pubblico entusiasta, pronto e disponibile a giocare, soprattutto quando lo chiamiamo a scegliere se fare i performers, i tecnici o il pubblico. Praticamente io mi ritrovo con cinque persone a fare da spettatori, tutti si sono alzati per andare con Andre o con Rick. Ed eravamo in 24… che figo!
Mi esalto quando qualcuno mi dice che la parte in ballatoio è stata la sua preferita, perché di fatto è anche la mia preferita. Ripenso a quando all’inizio avevo le vertigini e non osavo neanche affacciarmi da lì; al timore di dover essere così a contatto con il pubblico, interagire con loro, tenerlo vivo, trasmettere quel livello e quella qualità di energia…
Oggi più che altro presto attenzione a tutti i gesti e momenti che ormai compongono la preparazione prima di andare in scena, quella routine quotidiana che man mano diventa quasi scaramantica, e che rifaccio nello stesso ordine: arrivo in teatro; metto a posto il palco (cubi, date, play, rose); prendo il montacarichi, e faccio un check in ballatoio che tutte le corde siano a posto (qualche volta anche faccio un ripasso del nodo, così, non si sa mai); e infine sfido i 40 gradi della sala prove per raccogliere la linea tratteggiata e sistemare le sedie. E poi torno giù per iniziare il riscaldamento. (Comunque salire e scendere col montacarichi con così tanta disinvoltura mi fa sentire proprio un addetta ai lavori coi controcazzi, vabbeh).
Con Andrea ci sentiamo un po’ fiacchi, affaticati, ma ci sosteniamo. E cascasse il mondo, arriva sempre quel momento del riscaldamento vocale in cui facciamo le scale. Che è anche un momento per accordarsi, come si accordano gli strumenti. E penso: “mi mancherà questo momento”. Però subito mi viene in mente: “beh, lo rifaremo a settembre in traghetto prima di andare in scena, con i marinai che ci prenderanno in giro”.
In camerino Ricky mi chiede con la voce emozionata “Com’è Gi?”, e ci abbracciamo. “Cosa facciamo stasera” “Spacchiamo i culi”. Anche lui è tanto elettrizzato.
Scrive Andrea: PREMESSA – tutto finirà bene 😉
Arriviamo in teatro con la preoccupazione di quello che potrebbe succedere. Quel che va detto, va detto. E non ci piace molto questa sensazione. Sentirci sul “chi va là”, ne parliamo tra noi e ai tecnici diciamo di non esagerare, di contenersi.
Una volta in replica, dobbiamo affrontare un po’ di disagi: luci spente in ballatoio (i tecnici non erano sul pezzo) e ancora chiacchiericcio. Entro in ballatoio cantando Vivaldi per farmi sentire, e parte la scena dei pirati. Seguono un paio di interventi dei tecnici in scena. Alcuni accettabili, altri no. Sono sicuro che i ragazzi abbiano pensato di “divertirsi con noi”, ma alla fine della replica è stato chiaro che non hanno cognizione della scena. Entrano a fare il download, e va bene, cantiamo Vivaldi tutti insieme, pubblico incluso – tutto sommato un momento che ci ha offerto un aggancio di gioco con i nostri ospiti. Entrano in scena a pulire il pavimento appena iniziamo il pezzo del Goldoni – e qui no, cazzata che rompe tutta l’atmosfera. Per il resto del tempo capita che si presentino dietro le quinte con parrucche e teste di cavallo per farci scivolare e vabbè, lì il giochetto era anche divertente.
Noi eravamo – purtroppo – preparati, e a differenza del giorno prima superiamo questi ostacoli e andiamo dritti. La replica va benone, per fortuna. Lo possiamo dedurre dalla partecipazione e dalla meraviglia che tutti ci esprimono… Noi, però, siamo piuttosto contrariati. Era evidente che i tecnici non ne avessero più e pensassero di poter mandare in vacca le ultime repliche perché tanto stiamo facendo i pagliacci, giusto?
Parliamo tra noi, io Ricky e Gi, e decidiamo di parlare chiaramente e Gianfranco, il giorno successivo.
Tutto questo ci tocca molto e nel vivo, perché questi ultimi giorni sono davvero intensi! fitti di pensieri, riflessioni sul viaggio che abbiamo fatto, sul crescere, sullo stabilire legami che (proprio come dimostrano queste ultime “sfide”) evolvono e ti cambiano. Soprattutto non abbiamo voglia di smettere. C’è chi lo ripete senza pace come Ricky, c’è chi come me non lo dice, e poi c’è Ginni che diventa ogni giorno più malinconica.
