07/08/22

7 AGOSTO

di Compagnia dei Cosi

Scrive Andrea: Abbiamo deciso di arrivare in teatro in anticipo di modo da poterci preparare ed essere pronti per il brindisi delle 18 coi tecnici. Per prima cosa, però, ci confrontiamo con Gianfranco: le sere precedenti ci sono stati degli interventi adeguati, piacevoli, e altri decisamente molto meno. Insomma, vorremmo che restino sul pezzo per quanto li riguarda direttamente – luci e musiche – e soprattutto che stiano zitti mentre lavoriamo. Gianfranco la butta in caciara: “alzate la voce no?”. Poi gli diciamo quali sono, appunto, i tre momenti in cui proprio non gli è permesso intervenire, per il resto possono anche divertirsi. Gianfra sembra capire e noi ci rilassiamo un po’.
Viene quindi il momento di fare ordine, per poter lasciare agilmente il teatro alla fine della replica. Filiamo la lista di costumi e attrezzeria da recuperare, predisponiamo tutto quello che possiamo, e poi ci diamo appuntamento in palco. Lì ci scaldiamo come ogni giorno. Respirando, stretchandoci, ballando un po’ e infine con le scale. Tutto fila come se non fosse un giorno speciale, come se quello non fosse l’ultimo riscaldamento, l’ultimo rituale prima di chiudere questo capitolo. “Come se”…
Vado in scena elettrizzato. Il pubblico è numeroso, noi siamo carichi ammolla – nel cerchio prima di andare in scena non riuscivamo a staccarci praticamente – e sentiamo la gioia della scena. I ragazzi sono impeccabili e a un certo punto nel corso della performance mi rendo conto che non interverranno. Ci stanno facendo fare la nostra “ultima”. Ringrazio. E godo. C’è un larghissimo respiro, condiviso con Gi e Rick, per tutta la replica. Ci divertiamo e arriviamo in fondo esaltati.
Sul palcoscenico ho messo insieme un signore francese e una signora inglese, anziani. Dovevano essere un re e una regina. Bellissimi: quando parte la musica, sotto la luce dei fari, i due si salutano con un inchino e cominciano a ballare un lento elegantissimo, ogni tanto si staccano e salutano il loro popolo, la claque. Finisce il pezzo, si ringraziano e si fanno i complimenti. Il francese ci saluterà, in foyer, dicendoci: “Ottimo, per un’ultima!”
Ma la cosa incredibile, impensabile; una di quelle che ti fa volare perché non avresti potuto immaginarla, succede proprio in foyer. Una coppia di ragazzi ci viene a salutare e lui ci riempie di complimenti. Super esaltato e super generoso, proprio che non si trattiene nelle lusinghe, a un certo punto fa: “Quando il ragazzo fuori dal teatro ci ha detto che ad esibirsi era la Compagnia dei Cosi, ci siamo detti che non potevamo perderceli”, e io “In che senso, scusa?” Insomma… questi due nemmeno dieci giorni prima erano al Giglio e sul traghetto avevano visto Angelo e Greg, innamorandosi. Una coincidenza che boh! difficilmente poteva realizzarsi, ma che si sia concretizzata l’ultimo cazzo di giorno al Goldoni… WOW! Che meraviglia.
Ed eccoci qui, è andata. Il teatro resta dov’è, siamo noi a lasciarlo dopo averlo vissuto per tanti giorni… come si dice “grazie” o “arrivederci”? Devo ringraziare Ginevra per aver avuto la lucidità e il cuore per venire da me e Ricky e portarci sul palco per un ultimo cerchio perché era esattamente quello che andava fatto, e quando ho realizzato quello che stavamo per fare a me è scoppiato il cuore.

 

Scrive Ginevra (alle 14:00, prima di prendere l’autobus, il solito 2 che ci porta dritti dritti a Piazzale Roma):
Grazie ragazzi. E daje che stasera è l’ultima. E scusate se oggi ho un po’ d’ansia, e sicuramente mi verrà da piangere, e avrò degli attacchi di malinconia.
In ogni caso, SCOPARE!!!