10/08/22

10 AGOSTO

di Compagnia dei Cosi

Scrive Ginevra: Sono già passati tre giorni dall’ultima replica, ormai sono a casa, risettata su tutt’altri ritmi e routine. C’è un po’ la sensazione di jet lag appena torni. Però mi accorgo di non essere “così” stanca e distrutta come ti può capitare quando stai fuori per un po’ di tempo per lavoro. Anzi, sento una bella energia che mi scorre dentro.
Energia e entusiasmo che mi si riaccendono ogni volta che qualcuno mi chiede “allora, com’è andata?”. Bene, quasi non trovo ancora le parole per descriverlo; più che altro sono immagini di momenti e sensazioni che riemergono, e a volte mi sembra tutto surreale (“surreal, but nice” cit., you know what I’m talking about ;p).
Di domenica ricordo una bellissima atmosfera, data dal tipo di pubblico ma anche da tutta una serie di premesse precedenti. Arriviamo in anticipo in teatro, e subito parliamo con Gianfranco. Chiariamo quali sono i momenti in cui i tecnici proprio non devono intervenire con scherzi, e chiediamo di stare più accorti nei momenti di transizione per non rompere la magia di quei passaggi, e non far calare la nostra energia. “E comunque”, me ne esco io, “ormai che ci avete preso gusto a entrare in scena, dovete fare con noi ‘pere e folpetti’”. Li ho messi all’angolo, ha! Sono molto scaramantici, in vent’anni non hanno mai fatto “merda”, perché dicono che porti sfiga, e quindi non lo faranno certo ora.
Gianfra ci rilancia due battutine, scherziamo un po’, e si procede col lavoro: con Andre e Rick facciamo un primo check del materiale da restituire, ci portiamo avanti con le cose che poi dovremo sistemare.
Nel caso non si fosse ancora intuito, mi mette molta serenità rimettere a posto le cose in disordine. In effetti sento la mente molto più libera, e anche fisicamente, durante il training, sento che proprio mi si scioglie un nodo che ho dietro la schiena fra le scapole. È una sensazione bellissima!
Con Ricky balliamo su “Endorfine” dei Nobraino (diventata ormai hit degli ultimi giorni) per scaricare tensione e gasarci.
Usciamo a prenderci questo famoso spritz con i tecnici e Jackie, facciamo un brindisi veloce, e rientriamo in teatro per cambiarci.
Chiudiamo col botto: SOLD OUT!!!
La replica fila liscia come l’olio, no inciampi o intoppi, ce la godiamo, ce la respiriamo, e ce la giochiamo. Celebriamo il lavoro di ormai un mese (e più) con grande generosità. Le persone ci seguono entusiaste; c’è un ragazzino con la sorella che non riesce a stare zitto un attimo, continua a commentare tutto, fra la meraviglia, la sorpresa, la paura anche in ballatoio, lo shock di essere sul palco.
Poi arriva il momento del concerto, e Goldoni dice (come del resto ha sempre detto da un mese a questa parte): “This is my last show here in Venice. Questa è la mia ultima apparizione qui a Venezia”. Cavolo. Cortocircuito nella mia testa. Questa è effettivamente la NOSTRA ultima replica qui, stasera. Guardo Rick, guardo Andre. Grazie ragazzi, è stato un onore lavorare insieme, penso. E altro che occhi lucidi…

A fine serata (sono ormai le 9:30), dopo aver chiuso baracca e burattini, c’è bisogno ancora di un’ultima cosa per chiudere… il cerchio.
Chiamo i due compari in palco e… ringrazio questo teatro e i suoi magici spazi che ci ha ospitato, ringrazio i miei compagni, e ringrazio me stessa per essermi concessa la possibilità di fare quello che ho fatto.

Ultima cosa, per chiudere in bellezza: portiamo il baule a casa di Mattia. Con Marta sono appena tornati da Ostuni, e nonostante la stanchezza e l’ora tarda ci accolgono a casa loro, dove ci sono anche i loro due gatti meravigliosi. Ci offrono da bere, da mangiare, scambiamo due chiacchiere, ci raccontano dell’avventura in Puglia, mostrandoci foto e video, ci chiedono com’è andata.
Anche per loro si era chiuso un cerchio quel giorno, ed è stato bello farlo incontrare con il nostro, proprio quella sera. Direi che non potevamo finire in modo migliore.

P.S. di Andrea: Vorrei ringraziare ognuno di voi condividendo una poesia che ho letto recentemente e che credo riguardi un po’ quello che facciamo e che abbiamo fatto.

Esercizio del trasloco

Il tempo qui non è stato
che un pezzo di cartone
un sobbalzo. La porta
si chiude per l’ultima volta.
Il fascio di forze domestiche
il genio del luogo
saluto ora con un ringraziamento.

A tutto ciò che tace perfettamente
e che sempre qui dentro ha taciuto
a ciò che non appare
in questa casa vuota
e resta come in larga attesa.
A questo punto del mondo, alto sulla città vecchia,
a questa cuccia di luce e conforto
in cui abbiamo amato meglio che potevamo
e dormito bene nella sua pace
e fatto tutte le cose umane
delle vite, al mio cuore
senza tristezza che tutto saluta
contento, come esercizio
di distaccamento, come grande
scuola del trasloco e del suo
lasciare la presa.

Vi lascio, cose.
Il vostro mancarmi sia la melodia
che ora mi guida.
La schiena liberata dal peso
stia dritta in attesa
della più alta impresa.
Il bastarmi del poco e del niente che serve.
E il resto sia vuoto. Sia intesa
con tutto ciò che non pesa.

– M. Gualtieri